Cibele

BACKGROUND

Antica divinità orientale e greco romana, conosciuta con una grande varietà di nomi. Cibele o Cybebe predomina nella letteratura greca e romana da circa il quinto secolo aC in poi. Il suo nome completo ufficiale in romano era Mater Deum Magna Idaea (Grande Idaea Madre degli Dei).

Altri nomi Magna Mater
Anno di Origine 8,000 a.C.
Luogo Çatal Hüyük, Turchia
Genitore(i) -
Partner(s) Attis
Figli Attis
Aspetti della Divinità Madre della Vita, guerra, fertilità, sesso
Maggiori Luoghi Di Culto Vaticano, Roma
Periodo di attività del culto 8,000 a.C. – giorni nostri

La Grande Dea Pagana Cibele (Kybele – abitante delle caverne) sarebbe stata, attraverso una trasformazione effettuata dai Greci, confusa con e, infine, nota come Sibilla. La Grande Dea dell’Asia Minore è la più antica vera Dea nota, anticipando le Dee sumere e egiziane di almeno 5.000 anni.

Una tavoletta trovata a Catal Huyuk, risalente a 8.000 anni fa, raffigura la Dea Madre accovacciata in procinto di partorire, mentre è affiancata da due leopardi. Nei secoli successivi, i leopardi si sarebbero trasformati in leoni: Atalanta e Ippomene, sebbene trasformati in leopardi vennero considerati due leoni femmina. Il suo culto venne inizialmente associato a quello del Toro del Cielo, ben visibile a Catal Huyuk.

Le leggende concordano nel localizzare l’ascesa del culto della Grande Madre nell’area della Frigia in Asia Minore (oggi Turchia centro-occidentale). Durante il periodo classico il suo centro di culto era Pessinunte, situata sulle pendici del Monte Dindymus, o Agdistis (da qui i suoi nomi Dindymene e Agdistis). L’esistenza, comunque, di molte divinità simili non frige indica che era soltanto la trasposizione frigia della divinità della natura di tutta l’Asia Minore. Proprio da qui il suo culto si diffuse nel territorio greco. I Greci da sempre videro una somiglianza tra la Grande Madre e la propria dea, Rhea e, infine, fusero le due figure.

Durante l’invasione di Annibale, in Italia, nel 204 aC, i Romani seguirono una profezia sibillina la quale affermava come fosse possibile sconfiggere e conquistare il nemico se la “Madre Idaea” fosse stata portata a Roma, insieme al suo simbolo sacro, una enorme pietra meteorica che si reputa discesa dai cieli. I romani la identificarono con le dee Maia, Ops, Rhea, Tellus e Cerere fornendo al suo culto una solida base. Entro la fine della Repubblica romana raggiunse un discreto livello di importanza e sotto l’impero divenne uno dei culti più importanti del mondo romano.

La grande dea madre Cibele venne presa da Pergamo e portata a Roma nel 204 aC

Cibele venne accolta molto favorevolmente dai cittadini più importanti di Roma. Il Pontifex Maximus l’accolse e la fece divenire la MAGNA MATER o la madre “santa” di Roma:

“Quando Cibele fece il suo ingresso a Roma, era la dea che, proveniente dal vecchio paese, concesse la vittoria a quello nuovo. Non sorprende quindi che venne ospitata temporaneamente nel tempio della Vittoria. Lo stesso anno i censori M. Livio Salinatore e C. Claudio Nerone assicurarono la costruzione del tempio in suo onore. Dopo 13 anni di lungo lavoro, l’edificio le fu dedicato dal pretore M. Giunio Bruto, il 10 Aprile 191 aC. I nuovi scavi di Pietro Romanelli nel 1951 dimostrarono che non vi è rimasto quasi nulla di quell’edificio (tav. 31). L’anniversario dell’inaugurazione del tempio veniva celebrata ogni anno. “(Vermaseren, Cibele e Attis, p. 41.)

In tutti i suoi aspetti, romano, greco e orientale, la Grande Madre venne essenzialmente caratterizzata dalle stesse qualità. La più importante fra loro era la sua maternità universale. Fu la grande genitrice non solo degli dèi, ma anche degli esseri umani e delle bestie. Fu chiamata la Madre Montagna e particolare attenzione fu posta sull’aspetto più selvaggio, manifestata dal carattere orgiastico del suo culto. I suoi mitici assistenti, i Coribanti, erano selvatici, per metà esseri demoniaci. I suoi sacerdoti, i Galli, si castravano.

L’auto-mutilazione era giustificata dal mito che il suo amante, il dio della fertilità Attis, si era evirato sotto un pino, morendo dissanguato. Alla festa annuale di Cibele (15-27 marzo), un albero di pino viene tagliato e portato al suo Santuario, dove viene onorato come un dio e ornato di viole, considerate frutto del sangue versato da Attis. Il 24 marzo, il “Giorno del Sangue”, il suo sommo sacerdote, l’arcigallo, offre il suo sangue in dono, mentre il basso clero girava all’impazzata colpendosi per infangare l’altare e il pino sacro con il loro sangue. Il 27 marzo la statua d’argento della dea,  fu portata in processione e inondata nell’Almo, un affluente del fiume Tevere.

STRUTTURA RELIGIOSA

In ogni tempio della Dea le alte sacerdotesse avevano il grado più alto seguite dagli arcigalli. Immediatamente sotto vi erano le sacerdotesse ordinare. I più bassi in stato erano i Galli.

Fonte

Print Friendly

No comments

Post a Reply

Neovitruvian è per la libera condivisione del materiale proposto